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domenica 29 luglio 2012


Una bici per amico.

 
di Roberto Babini - Ciclo Guide Lugo

Perché usare la bicicletta.

C’è davvero bisogno di chiederselo ancora ?
Sembra proprio di si, almeno a giudicare dai tempi che "corrono" e ancora queste affermazioni ritornano attuali:

Ø          la bici è un mezzo di trasporto economico e veloce;
Ø          consente di risparmiare energia restando in forma;
Ø          è molto importante valorizzare l’uso della bici costruendo reti di piste ciclabili adeguate;
Ø          serve promuovere attività educative per la diffusione della cultura dell’uso della bici.
potranno sembrare banali, fino ad oggi in Italia queste cose non sembrano così evidenti.

Alcuni dati.
Nel nostro bel paese, si possono contare 5.000 società sportive dedicate all’uso della bici con oltre 250.000 tesserati e vengono organizzati circa 12.000 eventi ciclistici ogni anno.
Oltre a questo occorre aggiungere altri 100.000 pedalatori amatoriali e considerare che l’Italia è leader in Europa per la produzione di biciclette.
Nonostante queste cifre, la pratica ciclistica da noi viene percepita spesso unicamente come veicolo per l’attività sportiva e non come opportunità per il turismo e come mezzo per lo spostamento urbano.

Nel dopoguerra il possesso e l’utilizzo di una bici come veicolo era da considerarsi un privilegio ma, con il modificare delle abitudini di consumo, il possesso di un veicolo a motore come “status symbol” ha determinato a poco a poco la progressiva diminuzione della bici dall’ambiente urbano.
I contesti cittadini e le loro amministrazioni si sono quindi adeguati a questa nuova esigenza lasciando sempre più spazio alla motorizzazione e dimenticando, in alcuni casi integralmente, il parallelo sviluppo di una rete di mobilità dedicata alla bici.
Nonostante tutto, iniziano a muoversi alcune iniziative locali, soprattutto in Emilia Romagna e nel Triveneto, a favore di investimenti in piste ciclabili anche se ad oggi in Italia si contano poco meno di 2.000 Km di percorsi urbani dedicati alle bici (concentrati soprattutto nel centro nord) vale a dire una viabilità protetta di circa l’1% del territorio.
Come al solito siamo al lumicino, mentre paesi più lungimiranti (Austria, Germania) si avvicinano al 7%.
Ci siamo dimenticati della bici ?? Abbiamo perso la passione ed il gusto per il pedalare ?? Le piste ciclabili costano troppo ??.
Andiamo con ordine…

La ricetta della bici, investimento in salute e volano per l’economia.
Ordine del medico !
Pensiamo spesso che un attività fisica sia un peso e normalmente si accampano miriadi di scuse, troppa fatica, troppo freddo, troppo caldo per poi prendere l’auto ed andare in palestra perché i vecchi pantaloni ormai non entrano più e quindi occorre ridurre la ciccia.
Per carità, nulla di contrario alla palestra, alla cyclette ed allo spinning, ci mancherebbe altro !!
Ma andare in bicicletta è davvero un’altra cosa non è solo un attività sportiva ma una concreta opportunità di divertirsi.
La gita di un giorno all’aria aperta, la scoperta e la riscoperta di itinerari sempre nuovi ed il migliorarsi sulle distanze.
La libertà di andare dove vi pare stando a contatto con l’ambiente.
Ogni tipo di attività fisica giova alla salute e pedalare è uno dei modi migliori di sentirsi in forma, impegna tutto il fisico tanto da potersi paragonare al nuoto.
Pedalando si usano i muscoli maggiori del nostro corpo, in special modo (ovvio) quelli delle gambe e quindi oltre a sentirsi in forma si bruciano quei grassi “di troppo”e si mantiene quella che i latini chiamavano “mens sana in corpore sano” (una mente sana in un corpo sano).
Spesso ,scherzando, si dice “è un ordine del medico”, in effetti autorevoli organizzazioni confermano quanto esposto.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) afferma che 30 minuti di moderata attività fisica giornaliera migliorano sensibilmente la nostra salute e consentono di dimezzare alcuni tra i più micidiali rischi per la salute, vale a dire l’infarto e l’ipertensione.
Non va presa come una minaccia, si tratta di una cosa seria tanto che alcuni paesi del Nord Europa varano sulla mobilità ciclistica piani programmati per la salute (Danimarca e Germania).
La Federazione Italiana Medici Pediatri invece, denuncia un raddoppiamento della percentuale di bambini obesi nel nostro paese ed il primato Europeo dei bimbi in soprappeso (36% ).
Senza muovere atti d’accusa nei confronti di nessuno, è opinione di molti che attivare forme di mobilità ciclo-sostenibile nei tragitti casa-scuola assolverebbe, oltre al miglioramento della qualità dell’aria (meno auto), anche all’indubbio miglioramento delle condizioni psico-fisiche dei nostri ragazzi (più moto).
Perciò non ci siamo dimenticati della bici, semplicemente trascuriamo le sue potenzialità.

Un simpatico esempio.
Il Comune di Sandnes (Norvegia) ha deciso di varare un piano di mobilità ciclistica originale.
Per incentivare l’uso della bici ha deciso di retribuire coloro che si recano al lavoro pedalando piuttosto che utilizzando l’auto in ragione di 43 centesimi di euro per ogni Km pedalato.
Davvero originale, succedesse da noi… vedo già orde di ciclisti chiedere la mobilità pur di allontanarsi dal luogo di lavoro ed arrotondare lo stipendio …J.
Se poi si decidesse di concedere la paghetta ai bimbi per andare a scuola in bici…J.

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Salute, Soldi, e Altre Cose di Bici

venerdì 27 luglio 2012


La sicurezza in bicicletta

Di Roberto Babini

Partiamo da una cruda ma pur sempre veritiera affermazione iniziale.
La sicurezza stradale è un diritto di tutti.
Purtroppo nella casistica legata all’utilizzo della bici, corre l’obbligo di correggere il tiro dicendo, “dovrebbe essere”.
Quella della bici è da considerare un’utenza debole, per meglio inquadrare il problema forse è il caso di snocciolare alcuni dati, di fonte ISTAT, al riguardo degli incidenti stradali che possono darci una mano per comprendere di cosa parliamo.
Preso a riferimento una media annua di incidenti stradali sulle strade Italiane, parliamo in numeri di:
ü      Circa 7.000 morti;
ü      Oltre 300.000 feriti

Riportati sul piano dei ciclisti, questi numeri si traducono con:
ü      Il ferimento di 10.600 utenti;
ü      Il decesso di 372 utenti.

Preso inoltre in considerazione il luogo dove questi incidenti si sono verificati, ne esce un desolante quadro in cui vediamo che questi avvengono principalmente in contesti urbani dove sono concentrati :
ü      il 42 % dei morti;
ü      il 72 % dei feriti.

Definito questo come quadro generale, o meglio “bollettino di guerra” del fenomeno, occorre precisare che andare in bicicletta non è pericoloso di per sè, sono gli “incontri ravvicinati” con altre utenze, in particolare con gli utenti automobilisti (o meglio gli scontri con le auto) a causare il 95 % degli incidenti più gravi che coinvolgono i ciclisti.
Sorge spontanea una domanda, allora che faccio ? smetto di andare in bici ?

Da ciclista, rispondo no, al contrario ritengo sia il caso di iniziare a coinvolgere più utenti oggi non ciclisti all’uso della bici ed incominciare a sensibilizzare l’opinione pubblica, sulla necessità di un rispetto più responsabile dell’utente ciclista.
Segnalo la campagna #Salvaiciclisti.
Noi ciclisti siamo TUTTI desiderosi di maggiore sensibilità verso le nostre esigenze, desideriamo strade più sicure, desideriamo un traffico più rispettoso della condizione del ciclista.
Vogliamo sentirci liberi di vivere la nostra città, con dignità e spazio anche per i ciclisti.

Per meglio chiarire, il preambolo ed i dati forniti a supporto non hanno il compito di criminalizzare l’automobilista medio, ma occorre (purtroppo) prendere atto di alcuni fattori.
La congestione del traffico, il numero della auto in costante aumento, la scarsa presenza di piste ciclabili e la presenza di zone dove transitare in sicurezza non proprio all’altezza del loro compito; costringono automobilisti e ciclisti a convivenze forzate, spesso, a comportamenti non educativi.
Muoversi con la bici nel traffico ha necessità di una certa pratica se si desidera arrivare alla meta senza essere travolti.

Ma cosa bisogna fare per muoversi con la bici in mezzo al traffico e restare in sicurezza ?
Bella domanda, sapessi rispondere in modo definitivo sarei uno dei massimi guru della viabilità, posso solo fornire dei consigli da ciclista, chiamatela “sopravvivenza urbana”, possono sembrare lampanti ma servono per cercare di diminuire i fattori di rischio che sono e resteranno sempre presenti.

Codice della strada, l’importanza delle regole.
Partiamo dal fatto che la bici è pur sempre un veicolo che si muove sulle strade, come tale è soggetto alle stesse regole di circolazione alla pari di un’auto.
Non sorridete poiché si tratta di una scomoda verità, i comportamenti scorretti, soprattutto quelli dei ciclisti che pensano di essere esenti dalle regole, sono la più elevata fonte di rischio per l’automobilista e per il ciclista.

Ricordate che gli autoveicoli sono più grossi, più veloci, più (pre)potenti ed un duro ostacolo contro cui cozzare. J
Circolare contromano, passare con il rosso, non usare le piste ciclabili quando sono ben tenute e disponibili, sono solo alcuni degli esempi che mi capita di verificare più frequentemente.
Spesso i ciclisti ingaggiano gare tra loro dimenticando di essere sulla strada, ma è un errore che spesso diventa fatale.
Occorre sempre circolare, per quanto possibile, vicino al margine della carreggiata e segnalare con congruo anticipo l’intenzione di cambiare direzione o fermarsi con il braccio.
Codice della strada alla mano, le svolte a destra o sinistra si segnalano alzando il rispettivo braccio verso destra o sinistra; l’intenzione di fermarsi va segnalata alzando il braccio verticalmente.
I diligenti mi scuseranno (spero) per le banalità, ritengo che i comportamenti rispettosi e corretti, quando si vuole fare educazione, debbano prioritariamente venire dal buon esempio.

Visibilità
Segnalare la propria presenza sulla strada non è una banalità ed anche un certo tipo di abbigliamento può rivelarsi importante, scegliete (se possibile) indumenti di colori vivi e sgargianti, non per fare da bersaglio ma per farvi notare.

Luci e dispositivi rifrangenti.
Oltre che d’obbligo per un veicolo, i fanali non sono assolutamente da dimenticare quando si circola su strada con le ore notturne.
Occorre anche ricordare che i tempi di reazione per scansare un ostacolo, in caso di scarsa visibilità, si riducono notevolmente e quindi l’importanza di farsi vedere in tempo è fondamentale
I catarifrangenti sui pedali, oppure anche sui raggi delle ruote, sono un ottimo presidio per segnalare la propria presenza, poiché il movimento circolare viene immediatamente percepito dall’occhio umano.
La vecchia e sempre efficace dinamo che, applicata alla forza della pedalata, alimenta le luci, ha però lo svantaggio di costringere ad uno sforzo supplementare, inoltre se si smette di pedalare, la dinamo si ferma, il fanale si spegne ed il rischio di non essere visti aumenta.
Dimenticati i tempi dei lumi a petrolio, oggi sono disponibili una serie di accessori leggeri ed efficaci che consentono una buona visibilità ed illuminazione, questi dispositivi sono alimentati da una batteria (anche ricaricabile) con una buona autonomia (anche 100 ore) e restano sempre accese e visibili da lontano (almeno fino a quando la batteria è efficiente).
Capita troppo spesso di vedere ciclisti che transitano in pieno buio, in strade prive di pista ciclabile e di scansarli all’ultimo secondo.
Insomma un dispositivo d’illuminazione efficiente è molto, molto importante. Usatelo !

Il casco di protezione.
So già di toccare un argomento sensibile, nervo scoperto per molti che non vedono l’uso del casco come un presidio.
Croce o delizia, i ciclisti si dividono in accaniti sostenitori ed accaniti detrattori, ma se prendiamo in considerazione il parametro “sicurezza” anche coloro che aborrono l’obbligo del casco, riconoscono il rischio che espone la testa connesso alla circolazione e la sua funzione preventiva.
Molti di quelli che ho interpellato, chiedendo il perché di una scelta di testa “free helmet” purtroppo non si preoccupano di fare prevenzione,  perché circolare con la sola bandana fa “più figo”.
Non sono tutti così, voglio precisarlo subito, e va anche specificato che, per il codice della strada, l’utilizzo del casco per il ciclista non è obbligatorio e non è mia intenzione proporne l’obbligo ma ricordate, la potenziale testa salvata è la vostra.
Un casco per ciclista è studiato per consentire la traspirazione e deve essere omologato per resistere agli impatti, oggi esistono materiali leggeri, economici e molto resistenti.
Lascio la parola ai numeri, più aumenta la velocità, più alto il rischio, in caso di caduta, di battere anche la testa.
La velocità media di 10-20 Km orari non è difficile da raggiungere (considerato come uso della bici non agonistico) ed espone ad un rischio di mortalità, in caso di battere la testa non protetta, del 3-4 %
Alla velocità di 30-50 Km orari (considerato come uso della bici sportivo o agonistico) il rischio sopra esposto aumenta esponenzialmente fino al 40-41 %.
Allora perché rischiare, il casco può salvare la vita ! ciclista informato…

giovedì 26 luglio 2012


Io pedalo, tu pedali…

Di Roberto Babini (Cicloguidelugo) www.racine.ra.it/cicloguidelugo  cicloguide@racine.ra.it 

Tutti noi ciclisti pensiamo, ritengo sia comprensibile, che la bici ed il ciclista meritino un giusto spazio sulla strada ed il rispetto della loro integrità.
Quale ciclista non ritiene giusto lo sviluppo delle piste ciclabili, di una rete stradale concepita anche a misura di questo anomalo utente che, di solito, viene visto come un ostacolo sulla strada ??
Domanda retorica, chiedo perdono ma…
A maggior ragione questi concetti dovrebbero essere ancor più veri ai nostri giorni, con l’aumento dei prezzi dei carburanti, con i problemi legati all’inquinamento, si corre a ritroso per cercare di mettere una pezza alla crepa che il sistema ha creato e che sempre più si allarga.
Chi ha qualche primavera in più sulle spalle ricorda, con una cerca nostalgia, i giorni del blocco del traffico nell’Italia degli anni 73-74 a causa della crisi petrolifera, il fenomeno noto come “Austerity” restituiva al popolo Italiano quella voglia di muoversi con mezzi alternativi e non inquinanti.
Era una festa per tutti, ciclisti, pedoni, pattinatori che oggi pare sia lontana anni luce.
Ma da dove viene questo male che costringe alle partenze intelligenti, alle targhe alterne e chissà quale altra diavoleria dovremo inventarci prima di riprendere in considerazione l’uso della bici e lo sviluppo di percorsi adeguati ?!
Nel dopoguerra, le bici che erano state mezzo di trasporto e di sviluppo delle arti, dei mestieri e cultura della salute fisica e del tempo libero, iniziarono ad essere sovrastate sulle strade dal nuovo fenomeno nascente, l’automobile.
Un fenomeno che ha continuato a crescere di proporzioni, fino ai paradossi di oggi dove le strade non sono il massimo della sicurezza ed i ciclisti un bersaglio mobile.
Nel corso delle mie ricerche d’archivio mi sono imbattuto in un articolo comparso su una rivista Francese nel 1954 che ripropongo integralmente.
Tratto da “Le Cycle” a firma di Michel Haupais.
“Io pedalo, tu pedali, egli pedala, noi pedaliamo.. ed a quanto pare CI SIAMO SBAGLIATI.
La strada è libera per tutti: questa è un’esigenza che va affermata senza indugi.
Che si costruiscano rapidamente strade speciali ed autostrade di grande capacità per le automobili, ma che si lasci l’uso della altre ai ciclisti.
Nell’attesa (campa cavallo), l’automobilista si sta incaricando dell’eliminazione dei ciclisti dalle strade, che considera di sua proprietà.
Per farlo dispone di molti metodi:
1)      Intimidazione
È necessario spaventare chi pedala, rendendo le strade impraticabili ai ciclisti;
2)      Uso della Forza
Più raramente, ma con una certa frequenza, l’automobilista usa ed abusa della forza del suo mezzo.
La tecnica è sempre la stessa: si lascia che uno o più ciclisti si mettano in strada, poi si aprono le porte dei garages ed inizia la corrida.

Dal momento in cui si avvista un ciclista all’orizzonte, il nostro automobilista si rallegra e pensa “Un ciclista… ottimo, iniziavo ad annoiarmi…..”
A che gioco giochiamo oggi ?
Al claxon ?
Il gioco consiste nell’avvicinarsi al ciclista senza far troppo rumore e poi, quando si è a soli 20 metri, strombazzare una, due, tre volte, nella speranza di vederlo saltare sul sellino come se lo stesse caricando un’intera mandria di buoi.
Sfiorata ?
Il gioco consiste nel passare sfiorando il ciclista, un po’ rischioso per la carrozzeria ma efficace, soprattutto in città.
A volte impiegano anche il trucco di far andare a sbattere il ciclista contro la parte posteriore dell’auto, tanto i danni sono minimi e la vincono sempre loro.
Se un ciclista urta il retro di un’automobile, si vedrà uscire l’automobilista indignato dalla sua auto, per constatare le tracce di urto lasciate sul paraurti; poi, senza neanche degnare di uno sguardo il malcapitato ciclista che si sta rialzando malconcio da terra (se ci riesce ancora), accenna all’assicurazione ed al codice della strada.
Mordi e fuggi ?In salita ?
È molto divertente cacciare le prede al rallentatore, piace moltissimo ai bambini.
Consiste nel rallentare fino ad adottare la velocità di marcia del ciclista, seguendolo ad una certa distanza.
Il ciclista dà segni d’inquietudine; si dimena sul sellino, pedala più veloce che può.
Fa grandi gesti con il braccio “Passa… e passa !” ma l’automobilista niente.
In cima alla salita il gioco si conclude con una bella strombazzata ed il passaggio rasente al ciclista.
Caccia notturna ?
Di notte la caccia è altrettanto appassionante, ma per essere divertente le posizioni devono essere opposte l’una all’altra.
Si tratta di abbagliare il ciclista, magari rallentando per prolungare il divertimento.
Quel poveraccio su due ruote fa quel che può con il suo misero fanalino.
Come una falena accecata dalle lampade in giardino, il ciclista agita le braccia per segnalare la sua presenza, oscilla da destra a sinistra, indugia cercando disperatamente il bordo della strada.
Può sempre accadere, per pura casualità e nel pieno rispetto del codice, che s’investa un ciclista…

In questo, come in altri casi, quando i ciclisti finiscono per cadere, l’automobilista si limiterà a lasciare le vittime in mezzo alla strada.
Che si arrangino a rialzarsi, medicarsi e dirigersi all’ospedale più vicino.
Di notte tutti i gatti sono neri e poi, lo sanno tutti che gli automobilisti hanno fretta.
Le strade sono fatte per le auto, non per marchingegni antidiluviani.”

Quasi mezzo secolo eppure sembra scritto ieri, voi ciclisti che dite ??
Quando la storia dovrebbe insegnare qualche cosa….


Una rete ciclabile

Fare rete, questa la ns idea
Usare la mobilità dolce, recuperando strade meno frequentate.
Declassare la viabilità in certi percorsi, con precedenza alle bici e traffico auto solo per chi abita sul percorso.
Sarebbe un buon modo per mettere in sicurezza molti percorsi, evitare inutili investimenti in piste ciclabili non utili a fare un "percorso".
Lavoro improbabile, può darsi ma non impossibile.
Assieme ad enti locali e di promozione del territorio romagnolo (e non solo) questa è già un opera in corso.

L'intenzione è di realizzare percorsi utilizzabili e scaricabili con un navigatore GPS e carto-guide di semplice utilizzo per poter consultare, gestire, seguire dei percorsi di varia distanza e natura.

Un modo per scoprire la romagna in bici, un modo per orientare il turista in bici e il curioso indigeno ciclista.

Questi alcuni riferimenti dei lavori già realizzati da noi oppure assieme alla nostra cooperazione

Rete ciclabile Bassa Romagna







Un opera non semplice, prosegue il monitoraggio
Buone pedalate

mercoledì 25 luglio 2012


Curate il Vostro “Motore”…


Preparazione / Alimentazione ed idratazione.
di Roberto Babini Ciclo Guide Lugo
Un corretto rodaggio, il cambio dell’olio e un’efficace manutenzione sono alla base della longevità di ogni motore ed allora perché la cosa non dovrebbe essere vera anche per il motore che spinge la vostra bicicletta ??.
Una corretta preparazione consente a tutti di avvicinarsi alla pratica ciclistica perché alla base di tutto c’è un sano divertimento.
Una passeggiata in bicicletta non va intesa come una competizione, queste sono cose che vengono con il tempo e crescono in modo diverso in ognuno di noi e del resto, anche i grandi campioni hanno cominciato con piccoli colpi di pedale ed hanno bisogno di una preparazione costante per dare il meglio di sé.
La preparazione dunque alla base di tutto ovvero allenamento, che contempla tanti aspetti e non significa solamente macinare chilometri e chilometri.
Pensare alla salute.
Innanzitutto, per avviarsi alla pratica ciclistica occorre pensare ad un aspetto fondamentale di sé, la propria condizione fisica ovvero come sta il Vostro motore ??.
E’ pertanto opportuno, anzi fondamentale, conoscere i limiti che, come noto, variano da persona a persona.
Una buona visita medica è un presidio necessario se si vuole iniziare a pedalare con una certa costanza e serietà, una cosa normale anche per chi non pedala e pensa alla propria salute è quella di effettuare una visita medica periodica (almeno una volta all’anno) e realizzare un serio chek-up ed una serie di esami che normalmente prevedono:
Ø          Esami del sangue;
Ø          Esami delle urine;
Ø          Esame cardiaco.
Il Vostro medico di fiducia è quindi la persona più qualificata per consigliarvi gli esami più adatti un po’ come il meccanico (e spero che i medici non si offendano per il paragone) realizza i controlli sul motore della vostra auto.
A piccole dosi.
Pensare di iniziare il ciclismo saltando in sella per fare centinaia di chilometri senza allenamento è senz’altro una pessima idea.
Allenamento significa iniziare a piccole dosi, l’abitudine a stare in sella per esempio è una cosa a cui non tutti pensano ma che non bisogna trascurare poiché in sella alla bici la fatica non si sente solo sulle gambe, ogni ciclista che ricomincia una nuova stagione sa, senza alcun dubbio, quale importanza rivesta fare il cosiddetto “callo” al sedere.
Oltre a questo, ovviamente, anche la gamba richiede la sua parte per iniziare ad abituarsi allo sforzo, alla resistenza ed alla distanza che affrontiamo giorno per giorno.
Sarà quindi sufficiente iniziare a pedalare con costanza ed alternare uscite brevi ad altre un po’ più lunghe.
Non iniziare subito ad affrontare le salite impossibili ma pedalare in modo sciolto assecondando cioè il movimento rotatorio della pedalata (schiacciare con forza sui pedali serve solo ad appesantirvi la gamba).
Questo è un buon pretesto per effettuare molte scampagnate acquistando familiarità con la bici e con il pedalare, oltretutto la cosiddetta “sgambata” oltre a consentire una buona base per l’esercizio fisico, è anche ottimo motivo per godere di un momento di relax dalle ansie quotidiane e sfogare l’occhio oltre che la gamba.
Allenatevi dunque per gradi iniziando sulle pianure, Il Tourmalet può tranquillamente aspettarvi.
Cercate di essere razionali nel pedalare, anche le condizioni ambientali hanno il loro peso.
Esempio pratico ?
Intestardirsi ad uscire nelle ore più calde dell’estate, pedalare con insistenza cercando di vincere la resistenza di una giornata ventosa oppure pedalare con forza per cercare di abbreviare la “sofferenza” di una salita.
Il cicloturismo è essenzialmente  essere a spasso per divertirsi, quindi prendetevela comoda e non abbiate fretta, la parola d’ordine è SERENITA’!.


Continua a leggere l'articolo Alimentazione viaggio in bici

  

martedì 24 luglio 2012


Ciclo Guide Lugo è un'associazione sportiva dilettantistica.
Si occupa, da molti anni, di mobilità, di scoperta del territorio e di avvicinamento alla bici in modo responsabile.
Da anni coopera con enti ed organizzazioni del territorio romagnolo per la diffusione di una cultura sensibile ai temi della bici, della sicurezza e dell'uso del mezzo in modo adeguato, sostenibile, responsabile.


Ciclo Guide Lugo aderisce alla campagna salvaciclisti.

Vogliamo strade più sicure, desideriamo un traffico più rispettoso della condizione del ciclista.
Vogliamo sentirci liberi di vivere la nostra città, con dignità e spazio anche per i ciclisti.


In Romagna ci sono già alcuni gruppi
Segnaliamo
Salvaciclisti Ravenna
http://www.facebook.com/groups/130524333749349/
Salvaciclisti Faenza
http://www.facebook.com/groups/410348965665613/


Come rimando al coordinamento delle operazioni e per tutte linformazioni
Sito web
http://www.salvaiciclisti.it/

Facebook
http://www.facebook.com/groups/salvaiciclisti/

E per farvi una cultura
Il manuale di ciclo cospirazione

Un saluto e buone pedalate in sicurezza


C’era una volta la bicicletta


di Roberto Babini

La bici è un mezzo comune nella vita di tutti i giorni, la usiamo per andare a comprare il giornale o per fare la spesa.
E’ il mezzo di locomozione più utilizzato e diffuso nel mondo e non so quanti si siano mai chiesti a chi, per primo, venne in mente di unire un telaio alle due ruote e creare così la favola della bicicletta.
A mia volta animato da curiosità mi sono cimentato in una ricerca e proverò a farne un riassunto, in pillole.
Come in ogni favola che si rispetti, si inizia con il fatidico “c’era una volta”.
Codice Atlantico
Ebbene, c’era una volta un genio, pardon in questo caso è d’obbligo usare la maiuscola, un Genio dicevamo poiché parliamo del sommo Leonardo da Vinci; senza dubbio un uomo avanti di un secolo rispetto ai suoi tempi.
Leonardo ideò diverse macchine mosse dalla forza delle leve e da quella dell’uomo, risalendo al “Codice Da Vinci”, per la precisione al “Codice Atlantico” troviamo nel II Tomo al foglio 133 il primo disegno compiuto di un mezzo che possiamo definire una “bicicletta”, lo schizzo appare già completo di tutti gli elementi con i quali ci immaginiamo oggi una bici quindi pedali, catena, mozzi, correva l’anno 1490.
Per la costruzione “fisica” vera e propria di un mezzo dobbiamo attendere ancora 300 anni ed arrivare fino all’anno 1791.

lunedì 23 luglio 2012


La stagione "caliente" incombe.

Spesso la fonte d'acqua fresca appare come un "miraggio".
Il povero assetato ciclista già brama di rabboccare la borraccia, dissetarsi.
Ma.. sorpresa sorpresa
Fonte chiusa causa razionamento idrico
Forse può essere utile, per i GPS dotati
Da molto tempo abbiamo avviato un progetto gratuito di monitoraggio fontane.
Il database (file GPS standard formato gpx) è consultabile e scaricabile gratuitamente dal sito di Ciclo Guide
http://cicloguidelugo.racine.ra.it/fontane.htm

Abbiamo cercato di coinvolgere Hera e le pubbliche amministrazioni per fare in modo contribuissero, con il solito NULLO risultato.
Chi desidera integrare con nuove mancanti fontane, chi desidera segnalare fontane chiuse, può farlo :

tramite questo blog
tramite Fbook  http://www.facebook.com/pages/Ciclo-Guide-Lugo/

oppure via mail cicloguide@racine.ra.it
Le informazioni verranno controllate ed aggiornate nel database
Grazie
Saluti a tutti

domenica 22 luglio 2012


Corbezzoli, ho la gomma a terra.

Di Roberto Babini Ciclo Guide Lugo

E’ una disdetta lo so, ma quante volte vi è capitato di uscire per fare una pedalata ed incappare nell’inconveniente della gomma a terra ?
Magari con la fantozziana nuvoletta a far capolino in attesa dello sfortunato ed appiedato ciclista !!
I più scaramantici staranno già pensando ad atti cabalistici, ed intenti a “toccare” parti meno nobili ma la foratura resta l’inconveniente più frequente della pratica ciclistica.
I meno esperti sono soliti chiedere aiuto agli amici e, sono certo di questo, il gentil sesso ha molte probabilità di potersi trarre d’impaccio senza doversi sporcare le manine grazie ai solerti ed aitanti ciclisti del sopravvalutato “sesso forte”.
Eppure non occorre essere fisici nucleari oppure esperti in astronautica per riuscire a rimediare al problema e tornare alla base pedalando, anziché spingendo.
Dirò senza dubbio cose scontate per i più che, appassionati, sono sulle strade asfaltate o sterrate ad ogni occasione e quindi abituati a questi inconvenienti e senza l’intenzione di farne un corso di bricolage cercherò di fornire alcune indicazioni pratiche e spicciole che siano alla portata di tutti coloro che viceversa si trovano più in difficoltà.

Attrezzi utili.
Iniziamo con il dire che qualsiasi negozio di cicli è in grado di fornire i materiali che sto per elencare che (in genere) sono messi in commercio sotto forma di kit già completo.
Il kit normalmente viene fornito di apposita custodia che può essere allegata alla bici tramite un aggancio da posizionare nel sottosella ma non è una regola, la custodia può facilmente essere riposta anche in uno zainetto, nel cestino della bici etc.. etc.. non c’è limite all’inventiva.
Sarebbe opportuno per tutti non uscire mai di casa con la bici senza questi attrezzi se si pensa di fare una lunga escursione.
Un kit completo che possa metterci in grado di intervenire dovrebbe essere composto da:
Ø          02 estrattori (o cacciagomme);
(servono per estrarre il pneumatico dal cerchio della ruota)
Ø          01 camera d’aria di ricambio;
(ovviamente per sostituire quella forato)
Ø          01 scatoletta di toppe per camera d’aria;
(servono per rattoppare le forature)
Ø          01 tubetto di mastice a presa rapida;
(serve per incollare la toppa alla camera d’aria)
Ø          01 quadretto di carta vetrata;
(serve per raschiare la camera d’aria prima di applicare il mastice)
Ø          01 bomboletta di aria compressa;
(serve per rigonfiare la camera d’aria al posto della pompa)
Ø          01 raccordo per bomboletta aria compressa;
(serve per agganciare la bomboletta alla valvola della camera d’aria)
Ø          01 pompa tradizionale per il gonfiaggio a mano;
(serve al posto della bomboletta per chi preferisce “l’olio di gomito”)
Ø          01 attrezzo multiuso;
(piccolo kit di chiavi che serve per avvitare, svitare o altro all’occorrenza)

Fasi dell’operazione.
Come detto non si tratta di pianificare lo sbarco in Normandia ma semplicemente di sostituire il pneumatico bucato con uno nuovo oppure di rattopparlo.
La bici, di norma, è composta da due ruote, comunque le operazioni che vado ad elencare si riferiscono alla ruota posteriore poiché, per necessità e completezza, comprendono anche le operazioni relative allo smontaggio e rimontaggio derivanti dalla presenza del pacco pignone e del cambio/catena.
Un fai da te diviso in 19 punti riassuntivi descritti e documentati visivamente.

Gomma a terra ! Dopo aver sprecato inutilmente il tempo per le imprecazioni del caso ed aver constatato che a nulla servono per rimediare al problema, armati del kit di cui sopra possiamo procedere come segue:
1 – Catena
Posizionare la catena sul pignone più piccolo per facilitare le operazioni di estrazione e del successivo reinserimento della ruota, ovviamente questa operazione non serve se la foratura è nella ruota anteriore e quindi priva del pignone.

2 - Freno
Sganciare il cavo del freno ed allontanare i pattini freno il più possibile dal cerchio per evitare che tocchino la gomma quando si estrae la ruota.
Per i fortunelli dotati di freno a disco quest’ultima operazione non è necessaria.
 
3 – Sgancio
Sbloccare lo sgancio rapido che fissa la ruota al telaio, per chi ne fosse sprovvisto tornerà utile l’attrezzo multiuso che (è bene verificarlo al momento dell’acquisto) dovrebbe essere fornito di chiave della misura giusta per allentare il bullone che fissa la ruota.
Sfilare la ruota cercando di fare attenzione a non piegare il cambio o rompere la catena.
Nuovamente ovvio, questa operazione non serve se la foratura è nella ruota anteriore e quindi priva del pignone.

4 – Sgonfiaggio.
A meno che la camera d’aria non sia già completamente a terra, procedere allo sgonfiaggio completo utilizzando la valvola apposita.
5 – Estrazione Pneumatico
Utilizzando gli estrattori (o cacciagomme) sfilare il pneumatico dalla sua sede da un solo lato.

6 – Rimozione rondella della valvola.
Svitare la rondella che tiene fissata la valvola di gonfiaggio/gonfiaggio e conservarla da parte.
La rondella serve per evitare che la camera d’aria (quando gonfia) possa essere soggetta a spostamenti poichè causerebbe la rottura della stessa ma dovendo rimuoverla poiché già forata ora ci sarebbe d’intralcio.

7 – Estrazione camera d’aria.
Rimuovere la camera d’aria dalla sua sede sfilandola completamente ed estraendola.

8 – Gonfiaggio camera d’aria forata.
Dopo averla estratta, con l’ausilio della pompa in dotazione procedere a rigonfiare abbondantemente la camera d’aria forata.
Può sembrare un’assurdità eppure ha una funzione utilissima poiché ci consente di verificare il punto esatto dove la foratura è avvenuta (a meno che il foro non sia tanto grande da rendere la cosa palese senza gonfiarla).
Rendersi conto di dove si trova il foro è vitale per procedere all’operazione successiva.

9 – Cercare la “spina”.
Verificato l’entità del danno e soprattutto di dove questo è avvenuto è vitale ricercare all’interno del pneumatico la presenza di un eventuale intruso.
Piccoli chiodi, spille, spine di vario tipo, piccoli pezzetti di vetro possono restare conficcati nel pneumatico e sono pronte a “colpire” nuovamente e causare una nuova foratura e chi non ha provveduto a fare questa ricerca si è amaramente pentito. !!!

10 – Raschiatura
Individuato il foro sulla camera d’aria, con la carta vetrata sfregare per irruvidire la superficie dove si trova il foro in modo che il mastice possa poi fare una maggiore presa.
La raschiatura dovrà essere di superficie maggiore rispetto alla toppa da applicare.
Va da sé che chi ha una camera d’aria di ricambio può anche evitare di applicare la toppa e riparare la camera d’aria e può evitare i passaggi n.° 10 – 11 – 12.

11 – Mastice.
Su una superficie sufficientemente più grande della toppa da applicare, stendere un velo di mastice facendo attenzione a non toccarlo, il grasso delle mani può ridurne la capacità adesiva (specie con le mani sporche del grasso di catena) e poi magari potremmo distrattamente stropicciarci in volto per poi pentirci J.
Attendere che il mastice sia asciutto.


 12 – La Toppa.
Posizionare la toppa e schiacciarla energicamente contro la camera d’aria, usando magari una superficie d’appoggio (la pompa ad esempio) spingendo particolarmente i bordi.
Rimuovere la pellicola trasparente delicatamente verificando che la toppa resti attaccata alla camera d’aria.

13 – Leggero gonfiaggio.
prima di riposizionare in sede la camera d'aria riparata o la nuova camera d'aria sostitutiva, rigonfiare la camera d’aria leggermente (in modo che non sia completamente sgonfia), questo consente una migliore gestione del riposizionamento in sede.

14 – Posizionamento camera.
Riposizionare la camera d’aria leggermente gonfiata all’interno del pneumatico e del cerchio usando l’accorgimento di inserire per prima cosa la valvola di gonfiaggio/sgonfiaggio nella sua sede e riavvitare la vite alla valvola.

15 – Inserimento Pneumatico.
Con l’ausilio delle mani e (se necessario) con l’estrattore (cacciagomme) reinserire il pneumatico nella sua sede all’interno del cerchio.

16 – Gonfiaggio completo.
Rigonfiare completamente la camera d’aria utilizzando la bomboletta d’aria compressa e l’apposito raccordo, oppure per chi ne fosse sprovvisto la buona vecchia e fida pompa.

17 – Rimontare la ruota.
Riposizionare la ruota nella sua sede originale, facendo attenzione al pignone ed alla posizione della catena (ovviamente questo non serve per la ruota anteriore) e che la ruota sia ben centrata.

18 – Fissaggio.
Serrare lo sgancio rapido o riavvitare il bullone di fissaggio.

19 – Non dimenticate il freno
Non dimenticare di fissare nuovamente il cavo del freno !!

Magari prima di risalire, è opportuno fare un giro di pedale per verificare che il cambio e la catena siano ben assestati.

La bici è pronta e quindi in sella.           

sabato 21 luglio 2012

Esperienze di viaggio -Ischia


L’isola che non t’aspetti


Tramonto d'Ischia
Sarà capitato anche a voi, era la sigla d’apertura di canzonissima del 1968, in questo caso non solo di avere una musica in testa (come continua la canzone) ma anche di sfogliare giornali e riviste nei freddi giorni invernali, scorrere foto di viaggio e racconti d’avventure, lasciar libera la mente di sognare il prossimo momento in cui togliere le briglie alle ruote della vostra bici.
Fissare un meta, preparare materiale e bagaglio ed infine attendere, febbrilmente, contando i minuti che vi separano da un nuovo magico momento da vivere in sella.

Continua a leggere il ns articolo "Ischia in bicicletta" su Amico in viaggio